Art. 32
Quando l’avente diritto presenta querela contro uno dei compartecipi al reato, tutti i compartecipi devono essere perseguiti.
Quando l’avente diritto presenta querela contro uno dei compartecipi al reato, tutti i compartecipi devono essere perseguiti.
Il Tribunale federale analizza l'applicazione dell'art. 63 CP in relazione all'uso di agenti infiltrati nella commisurazione della pena. La Corte ribadisce che la colpa del reo, ai sensi dell'art. 63 CP, deve essere valutata tenendo conto non solo della partecipazione attiva degli agenti infiltrati, ma anche del loro comportamento passivo che possa aver agevolato la commissione del reato. La CCRP aveva erroneamente limitato la rilevanza degli agenti infiltrati solo ai casi in cui questi avessero influenzato attivamente la volontà delittuosa del reo. Il Tribunale federale sottolinea che anche un comportamento passivo, come la disponibilità di fondi o la facilitazione di transazioni, può ridurre la colpa del reo. Inoltre, l'interpretazione dell'art. 63 CP deve essere conforme alla Costituzione e alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, richiedendo una considerazione estensiva degli effetti degli agenti infiltrati a favore dell'imputato. La sentenza impugnata è annullata perché basata su criteri erronei, e la CCRP è invitata a riesaminare la pena tenendo conto di tutti gli aspetti rilevanti, inclusi quelli secondari come le minacce proferite da D. e la presentazione di un finto laboratorio.
Il Tribunale federale ha analizzato l'applicazione dell'art. 32 CP nel contesto di un intervento di polizia, stabilendo che l'atto compiuto nel dovere d'ufficio deve essere proporzionato al fine perseguito. Nel caso specifico, un agente di polizia ha causato una caduta grave a un ciclomotorista che non aveva ottemperato all'ordine di fermarsi per un controllo tecnico. Il Tribunale ha rilevato che il controllo non era giustificato da un pericolo concreto per la sicurezza del traffico, mentre il mezzo utilizzato (ostacolare fisicamente il ciclomotorista) comportava un rischio sproporzionato per l'integrità fisica del conducente. Inoltre, l'agente avrebbe potuto identificare il ciclomotorista in seguito senza necessità di fermarlo immediatamente. La sproporzione tra il fine (controllo formale) e il mezzo (rischio di lesioni) era evidente, rendendo l'azione dell'agente non giustificabile ai sensi dell'art. 32 CP.
Il tribunale analizza l'applicabilità dell'Art. 32 CP nel contesto di un intervento medico non consensuale. La corte stabilisce che ogni atto medico che leda l'integrità corporale o la salute costituisce una lesione corporale ai sensi degli Art. 123 e 125 CP, a meno che non sia giustificato dal consenso del paziente o da altre circostanze escludenti la colpa. Il consenso del paziente è determinante, salvo casi di urgenza o disposizioni legali. Nel caso specifico, le iniezioni somministrate senza consenso costituiscono una lesione dell'integrità corporale, rendendo necessaria un'istruttoria per verificare l'eventuale sussistenza di circostanze giustificative o l'assenza di colpa.